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L'abisso può attendere...


Dove vai piccolo navigante?
Sei ancora alla ricerca di un principio intellegibile che ti dia la certezza che tutto ciò che accade nell’Universo abbia senso? Perché tu desideri che tutto che accade abbia una giustificazione, una legittimazione, una spiegazione?
Perché tu hai bisogno di credere, anche se talvolta ti sfugga il senso delle cose, tanto per te comunque è “implicito” nella mente divina…
Insomma, per te navigante, il mistero si risolve in un problema di comprensione o di incomprensione…
Sì è così, anche il dolore, la sofferenza, la violenza, la crudeltà, la morte e la vita trovano un loro posto…
Se accadano eventi dolorosi, violenti, sofferti, vuol dire che fanno parte di un disegno divino il cui senso può sfuggire alla mente umana, ma non a quella divina…
Posto che esista un tale principio intellegibile e che tutto ciò che accade abbia senso, quale compito ti sei preservato?
Portare alla luce il senso riposto nell’accaduto: attraverso i molteplici segni risalire a poco a poco a comprendere il disegno intero, ossia capire quale volontà si celi dietro quegli accadimenti?
Sebbene, rimanga per te sempre un senso di mistero, tu sei soddisfatto…
Il senso non appartiene alla tua vita…
Tu, navigante, riponi il senso sempre altrove…
Tu, navigante, agisci, ma non sai quel che fai…
Tu non puoi saperlo perché non possiedi il senso compiuto dell’evento…
Tu sei l’esecutore dell’azione finita, ma non il mandante della sequenza infinita…
Tu sei soltanto un’infinitesima parte di un disegno…
Tu non sei il responsabile del senso ultimo dell’accaduto…
Tuttavia, tu sei l’interprete dei segni: gli eventi accadano, e tu scopri il loro senso nascosto, e lo fai perché sei sostenuto da una fede incrollabile che al mondo ci sia una mente intellegibile che guidi le sorti del Cosmo…

Ma che accade se un giorno, a forza di cercare il senso riposto delle cose, scopri che le cose non hanno senso, che farai navigante?
Rispondi, navigante: cosa farai?
Dove punterai la prua della tua fragile imbarcazione quando avrai perso la bussola della fede che guidava il tuo peregrinare? Dimmi, navigante, che farai? Cosa farai quando all’improvviso il vortice s’aprirà sotto la plancia della tua mortale imbarcazione? Crederai fino all’ultimo istante, all’ultima frazione di secondo che ti resta a disposizione che anche l’abisso che si sta chiudendo sopra la tua testa abbia un senso? E se in quell’ultima frazione di tempo…
Cosa accade in quella ultima frazione?
Perché ti rifiuti di vivere come se se stessi vivendo l’ultima tua frazione?
Troppo difficile, vero?
Meglio rimandare e fingere che nella clessidra ci sia ancora tanta sabbia da scorrere. Perché pensare che siamo arrivati al suo ultimo granello?
L’abisso come il paradiso può sempre attendere…

Pubblicato il 16/12/2011 alle 18.8 nella rubrica diario.

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