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POLITICA
23 marzo 2013
Il Girolamo Savonarola di turno



Gli italiani (almeno una buona parte di loro) fanno presto a innamorarsi del Savonarola di turno. Girolamo Savonarola alla fine del 1400 s’era presentato al popolo fiorentino come il moralizzatore di una chiesa corrotta e simoniaca. Immoralità e corruzione erano per il Redentore di Firenze anche le espressioni del plutocratico predominio mediceo non meno corruttore della Chiesa.

La riforma savonaroliana consisteva anche nel fustigare coloro che tra le sue file ambissero al potere. Il “profeta disarmato”, come lo definì quel gran volpone di Machiavelli, voleva persino far erigere “roghi della vanità”, che bruciassero tra le fiamme gli oggetti di lusso, le opere d’arte che esaltavano la bellezza corporea, o i libri che avvelenavano le menti.

La sua riforma politica mirava a che si instaurassero leggi per le quali “nessuno più per l’avvenire possa farsi capo… nessuno si facci tale che gli altri abbino ad inchinarsi a lui come un superiore”.

Per un certo periodo, il popolo fiorentino s’entusiasmò per questa campagna moralizzatrice, presto però si stancò di questo piagnone che voleva eliminare dalla terra ogni suo naturale piacere. Un giorno, una folla assaltò il convento di San Marco, dove risiedeva il frate, e lo gettò in carcere. Nel maggio del 1498, assieme a due confratelli, Girolamo Savonarola venne processato, impiccato, e bruciato come eretico. E così ebbe termine l’esperienza moralizzatrice del frate toscano.

Per quale ragione il popolo, che fino a un certo punto lo aveva seguito, all’improvviso gli voltò le spalle? Credo che siano stati i suoi eccessi di moralizzazione a convincere il popolo fiorentino ad abbandonarlo al suo infausto destino.

M’è venuto in mente la sorte di questo tragico personaggio perché oggi nella rete e nel paese s’aggira un altro moralizzatore, non della Chiesa, ma della politica, che vuole fare strame di tutti i privilegi della casta evitando accuratamente di lasciarsi contaminare da ogni tipo di contatto. Questa ondata moralizzatrice alla Savonarola l’ho letta persino nel commento che una di loro, capogruppo alla Camera dei Deputati, ha fatto davanti allo sfarzo del Quirinale: troppo lusso, pare che abbia detto.

Ovviamente, come è noto, la storia si ripresenta in due modi: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. I nuovi savolaroniani, che lottano contro una casta politica corrotta e immorale, finiranno un giorno per essere tutti scritturati alla nuova Commedia dell’Arte Italiana, recitando su un canovaccio sorprendente con un pubblico pronti a fischiarli e a gettar sul palcoscenico pomodori e verdura. Sarà il loro modo di voltare spalle agli eccessi moralizzanti del neosavonarola.

Discorso di Girolamo Savonarola

Abolite i Parlamenti (1495): http://cronologia.leonardo.it/poe/predic04.htm




permalink | inviato da brunocorino il 23/3/2013 alle 10:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
20 aprile 2011
Ma da quando i segretari delle riunioni condominiali scrivono articoli costituzionali?



L’avevo scritto che avrebbero cominciato a riscrivere la Costituzione, ma l’avevo scritto “cazzeggiando”, a mo’ di sfottò, invece, questi lo fanno davvero e vorrebbero iniziare proprio dall’articolo 1, cioè da uno dei più belli, non solo dal punto di vista giuridico, ma “estetico”; sì, dico proprio estetico: sembra essere stato scritto non da un costituzionalista, ma da un poeta, un poeta del diritto. Ascoltatene gli accenti, il ritmo, la melodia:
L’Italia è una repubblica democratica,
fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo,
che la esercita nelle forme
e nei limiti della Costituzione.
Sentite le segrete assonanze, le allitterazioni. Forse, a scrivere queste parole è stato qualche costituzionalista ispirato da un giovane Poeta, chissà un Goffredo Mameli dei tempi moderni! Ascoltatene la musicalità, l’essenzialità: non c’è una sillaba in più o una sillaba in meno, e il contenuto aderisce perfettamente alla forma. S’avverte, dietro ognuna di queste parole, la profonda meditazione, il dibattito, la limatura. E il tutto per arrivare alla semplicità della comprensione, alla dissipazione di ogni forma di ambiguità. La forma è limpida, cristallina come le sorgenti d’acqua pura.
Andiamo al presente, a questo presente che non passa. Negli scorsi giorni, a Montecitorio, un certo Ceroni presenta una proposta di revisione di quest’articolo che dovrebbe recitare così: "L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale".
No, no, non voglio entrare nel merito, non ne avrei neanche la competenza. Voglio giudicare questa articolo da poeta. Cosa noto di strano? Il linguaggio da burocrate, sì, il linguaggio di chi è abituato a scrivere quelle circolari ingarbugliate che vengono emanate dai dipartimenti ministeriali, o quegli striminziti e capziosi verbali ch'escono alla fine delle riunioni condominiali, dai quali non si capisce un tubo, dove ognuno può leggervi ciò che vuole. E poi s’avverte un linguaggio privo di qualsiasi accento ispirato, un linguaggio improvvisato, estemporaneo, zelante, che tradisce la voglia di mettersi in luce nei confronti del capo, di mettere in imbarazzo le altre cariche istituzionali, un linguaggio che non viene neanche sfiorato per un attimo dal dubbio di star facendo un danno al paese, a chi lo abita, a chi ci vive. È, come si direbbe, na’ bella penzata. Sai che c’è siccome oggi non tengo da fare granché mi metto a riscrivere l’articolo primo della costituzione italiana, faccio na’ bella improvvisata, e che ci scrivo? Che l’Italia è sì na’ repubblica, epperò il titolare di sta repubblica dev’essere il Parlamento che rappresenta la volontà popolare epperò sta volontà dev’essere espressa mediante procedimento elettorale. Chiaro, no?
Chiarissimo. Ah!, a proposito, “titolare” nel linguaggio giuridico vuol dire “Soggetto legittimo di un rapporto di una proprietà”. Voglio suggerire all’onorevole Ceroni questa piccola modifica:
«L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità di Silvio Berlusconi quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale". Secondo me, acquisterà più meriti e molti più punti (un posto da sottosegretario, nel prossimo "rim-pastone" non glielo negherà nessuno!) se la prossima volta presenterà questa proposta di modifica. In fondo, esprime meglio quel senso di titolarità accampato nell’articolo di revisione costituzionale! E, infine, qualche assonanza c'è pure, non vi pare?




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permalink | inviato da brunocorino il 20/4/2011 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
POLITICA
13 aprile 2011
La Costituzione abbreviata

Tra qualche giorno sarà presentata in Parlamento l’articolato della Costituzione breve.
Eccezionalmente, ho avuto modo di prenderne in anticipo visione.

Ecco come sarà:

Art. 1
L’Italia è una Repubblica monarchica, fondata sulle televisioni.
La sovranità appartiene a Me che la esercita a mio piacimento.

Art.2
Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, tranne Me (& Noi).

Art.3
La Repubblica riconosce soltanto le belle donne, disponibili e carine.

Art. 4
La Repubblica promuove le raccomandazioni e la corruzione.
Tutela i corrotti e i concussori.

Art. 5
La Mia libertà personale è sacra e inviolabile.

Art. 6
Il Parlamento è a Mia completa disposizione e si riunisce nei tempi e nelle modalità da Me decisi.

Art. 7
Le funzioni legislative, esecutive e giudiziarie sono di mia competenza specifica e possono essere delegate ad altri secondo criteri direttivi da Me stabiliti.

Art. 8
Il Consiglio dei Ministri è composto da Me e da chi decido Io.
Il governo non ha bisogno della fiducia del Parlamento (gli basta la Mia).

Art. 9
La Magistratura costituisce un organo dipendente e al Mio servizio.

Art. 10
La forma monarchica della Repubblica non può essere oggetto di revisione costituzionale.

Seguono disposizioni transitorie e finali

I. Con l’entrata in vigore della attuale Costituzione sono aboliti i partiti di opposizione.
II. Sono riconosciuti i titoli nobiliari.
III. E’ possibile riorganizzare, sotto qualsiasi forma, il disciolto partito fascista.
IV. I cosiddetti “Responsabili” sono nominati Salvatori della Patria e saranno compensati in rapporto al valore dimostrato.
IV. La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come legge fondamentale della Repubblica monarchica.


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permalink | inviato da brunocorino il 13/4/2011 alle 16:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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La poesia "Nostalgie" è pubblicata in "MALINCONIA. I GRANDI TEMI DELLA POESIA"

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Ognuno di noi ha dei romanzi/racconti che sono degli amici cari con i quali ogni volta che stiamo insieme abbiamo sempre mille cose da dirci e da raccontarci  e con i quali  mai ci stanchiamo di parlare. Si sa, i veri amici non sono poi così tanti. Ecco i miei cinque più cari amici:

La morte di Ivan Il'ic, Lev Tolstoi

Senilità, Italo Svevo

Doktor Faustus, Thomas Mann

Il rosso e il nero, Stendhal

La letttera rubata, Edgar Allan Poe

 

Questo blog si presenta sotto forma di appunti personali, e come tale non segue un vero filo logico nel corso del tempo. Il presente blog non costituisce testata giornalistica, non ha carattere periodico ed è aggiornato secondo la disponibilità e la reperibilita’ dei materiali ivi contenuti. Pertanto, non può essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della Legge n° 62 del 7.03.2001.