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Accademico di nessuna Accademia
SOCIETA'
10 marzo 2011
Ritratto: il sottomesso


Il sottomesso è il complementare del prevaricatore, spesso vivono in simbiosi, in coppia, o accoppiati; è docile, ubbidiente, pronto a rispondere ai comandi che l’altro impartisce. Riconoscerlo è facile: d’ogni cosa negativa che accade se ne addossa sempre la colpa o la responsabilità; è perseguitato da un senso di colpa portato all’ennesima potenza. Attenzione, non lasciatevi ingannare da questa apparente arrendevolezza: chi si crede responsabile di tutto ciò che accade svela comunque uno smisurato senso del proprio ego (non dimenticate, che la sottomissione è una degradazione della prevaricazione); come se ogni evento dipendesse dal suo potere “malefico” di provocarlo! In mezzo agli altri appare sempre una persona discreta; scialba; sciatta; insignificante; ha scarsa cura di sé; è capace di ricevervi in pigiama; tutto scapigliato; tanto sa che la sua persona non suscita né interesse né attenzione. Fate persino fatica a ricordarne le sembianze o se ha aperto bocca nel corso della conversazione; a volte arrivate addirittura a dubitare della sua presenza; spesso vi domandate: ma eravamo in cinque o c’era pure un sesto? E sì, perché la sua è una presenza invisibile, tanto da sembrare un’ombra stampata sul muro; non indossa mai nulla di appariscente che possa richiamare l’altrui attenzione. Le sue opinioni o i suoi giudizi sono scontati, conformi a quello che pensa la maggioranza; è pronto a giudicare “strano” o “anormale” tutto ciò che si discosta minimamente dal gusto dominante; s’informa della moda, anche se non la segue, giusto per conoscere le tendenze all’ordine del giorno; legge ciò che legge la maggioranza; va a vedere i film che vede la maggioranza; vota come vota la maggioranza; agisce come agisce la maggioranza; perché ciò gli dà sicurezza, forza.

I colori che sceglie sono sempre spenti, come la sua figura; quando deve dire qualcosa chiede prima mille volte scusa; ha bisogno di trovare una giustificazione per tutto ciò che fa; quando deve passare in mezzo a dei tavoli, anziché far spostare qualcuno dalla sedia, preferisce fare il giro più lungo, perché ha timore di disturbare il prossimo; ed è anche facilmente impressionabile: ha paura dei tuoni, dei film di horror (ma non se ne perde uno); e poi è un sentimentale; facile alle lacrime, innamorato delle belle storie d’amore: perciò la sua casa è piena di riviste che sparlano degli altri; di ogni cosa gli piace cogliere l’aspetto emozionale; perciò è fortemente emotivo; e, talvolta, ansioso. Ama vivere in piccole cerchie, combriccole, avere pochi amici, ma buoni, o chiudersi nei confini della propria cerchia familiare, dove si sente sicuro e tranquillo, avere una vita regolare, ordinaria, priva di sorprese. Odia tutto ciò che sa di sfida, che tenta a destabilizzare l’ordine, e, soprattutto, evita e non sopporta le persone critiche, quelle che hanno un’idea originale, le quali gli sembrano dei folli o dei pazzi. Ancorano la loro esistenza a ciò che è sicuro, indiscusso, a ciò che non ammette repliche, a ciò che esprime forza e potenza.


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SOCIETA'
7 marzo 2011
Ritratto: il prevaricatore


Osserviamolo all’opera: durante tutto il corso di una conversazione non fa altro che parlare di sé e far sentire la sua voce; la sua presenza sembra sovrastare su tutte le altre; il pronome che più pronuncia è “Io”; neanche s’accorge dello stato d’animo altrui: se siamo annoiati, interessati, attenti. Lui continua imperterrito a parlare, di sé soprattutto, o di tutto ciò che può ricondurre al proprio sé; appare sempre concentrato sulla sua persona. Gli altri sono pianeti orbitano intorno al suo Io. A ogni minimo accenno di obiezione, gesticola e s’agita. S'adira, soprattutto. Quando qualcuno avanza delle obiezioni, comincia dal principio a denigrarlo, poi ad umiliarlo, alzando persino il tono della voce; infine, lo annichilisce. Non sopporta d'essere contraddetto. Non sopporta d’essere criticato; come dire? Le sue idee non si discutono, ma si accettano. Semplicemente perché sono le migliori. Di tutto ciò che accade, la colpa è sempre degli altri. Per lui le cose sono semplici; complicarle è soltanto segno di non saper vivere; lui, dice di se stesso, d’essere un tipo diretto, immediato, impulsivo o istintivo; non ama le cose ibride, le situazioni ambigue, odia i luoghi equivoci; disprezza tutti coloro che hanno uno stile di vita diverso dal proprio; e, soprattutto, ama l’ordine, la precisione, la pulizia; dice sempre e ripetutamente che ogni cosa è stata creata per avere un suo posto. E quando non lo dice, comunque lo pensa. Ma la cosa che più colpisce è il suo essere inespressivo; ha lo sguardo basso, sfuggente; ama le cose vistose, visibili, pacchiane, che non passano inosservate, quasi ad amplificare la sua persona. Gli piacciono le macchine di grossa cilindrata, potenti, ama abiti costosi, gira con dei grossi orologi, catene, catenine, anelli, anelloni; ama ostentare la sua ricchezza; insomma, è uno a cui piacciono le cose sfarzose, perchè gli piace “impressionare”; incutere timore; annullare le altrui personalità. Non si cura mai del prossimo. Se la sua presenza è o non gradita. Può bussare alla tua porta ad ogni ora del giorno, e quando telefona non si pone mai la domanda: "Disturbo?", perché non gli sfiora mai il dubbio di essere inopportuno, un importuno. Ah, dimenticavo: gli piace vivere in uno stato di sicurezza! Odia ciò che è diverso, tutto ciò che non si conforma. Controlla ogni attimo della vita altrui. Lo spia. Perché si sente continuamente perseguito. Intorno a sé vede sempre dei cospiratori, gente pronta a tradire e a tramare alle sue spalle. Perciò ha sempre quella faccia spenta, triste. Eppure, di se stesso dice di essere la persona più felice del mondo, perché soltanto lui sa come vivere.


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La verità è brutta: abbiamo l'arte per non perire a causa della verità.
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"Non è affatto vero che l'artista esista anche se incompreso. A lunga scadenza l'artista incompreso cessa di esistere, sparisce di circolazione..."

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Sulla rivista online

leggi: Il filosofo e il poeta: Saba/Colorni

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Amo la poesia di Dante per la sua compostezza. Amo la poesia di Catullo per le sue laceranti passioni. Amo la poesia di Leopardi per la sua concezione della vita aderente ai suoi versi. Amo la poesia di Majiakoski per i suoi versi fragili e irruenti. Amo la poesia di Esenin per il respiro della sua terra. Amo la poesia di Gozzano per la sua ironica malinconia. Amo la poesia di Montale per la sua sapienza. Amo tutti i poeti che hanno dato un gusto nuovo alla vita.Non amo Carducci per la sua vanità. Non amo D'Annunzio per la sua falsità. Amo Pascoli, ma solo a metà. 

 

Chi volesse leggere in versione integrale

I colori della vita e altre storie
Il prodigio. Racconto onirico
Rocciacavata
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Il vero mistero del mondo è il visibile, non l’invisibile.
Oscar Wilde

E' bello doppo il morire vivere anchora...

Il racconto Latebre di desiderio è pubblicato in Vino veritas

Il racconto La casa diroccata è pubblicato in "Era una crepa nel muro. Il giallo"

Il racconto Notte di cielo stellato è pubblicato in

 

Il racconto "L'abulico" è pubblicato in "L'ACCIDIA" 

Cop_L'accidia ANTEPRIMA.jpg

 Il racconto "Sulla punta di un grammofono" è pubblicato in "L'INVIDIA"

 Cop_L'invidia ANTEPRIMA.jpg

 Uno stralcio del "Prodigio" col titolo "Il prestito" è pubblicato in "L'AVARIZIA"

Cop_L'avarizia ANTEPRIMA.jpg

La poesia "Scivolo nel sonno..." è pubblicata in "LA NOTTE"

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Cop_Bellezza ANTEPRIMA.jpg

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La poesia "Il Funambolo" è pubblicata in "SCANTINATI PER MEDUSE E FIORI DI CRISTALLO"

Cop_Scantinati per meduse e fiori di cristallo ANTEPRIMA.jpg

La Poesia "Fritto misto" è pubblicata in "LA GOLA E I VIZI CAPITALI"

Cop_La Gola ANTEPRIMA.jpg

La poesia "Nostalgie" è pubblicata in "MALINCONIA. I GRANDI TEMI DELLA POESIA"

Cop_Malinconia ANTEPRIMA.jpg

La poesia "Corpo teso" è pubblicata nell'antologia QUANDO LA PELLE NON CI SEPARAVA

 Cop_Quando la pelle non ci separava ANTEPRIMA.jpg

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Ognuno di noi ha dei romanzi/racconti che sono degli amici cari con i quali ogni volta che stiamo insieme abbiamo sempre mille cose da dirci e da raccontarci  e con i quali  mai ci stanchiamo di parlare. Si sa, i veri amici non sono poi così tanti. Ecco i miei cinque più cari amici:

La morte di Ivan Il'ic, Lev Tolstoi

Senilità, Italo Svevo

Doktor Faustus, Thomas Mann

Il rosso e il nero, Stendhal

La letttera rubata, Edgar Allan Poe

 

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