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Accademico di nessuna Accademia
DIARI
8 dicembre 2011
Tutto ciò che è unito si frammenta e si dissolve nella rete


Tempo fa, un redattore, cui avevo inviato un saggio su Saba e Colorni, definì il mio stile “a metà tra il giornalismo letterario e la poesia”
. Tra l’altro, egli si complimentava per quello stile che aveva avuto modo di apprezzare in altri miei scritti…
In realtà, non so se effettivamente debbo accogliere un tale giudizio critico positivamente…
Ancora una volta, come è accaduto a Simmel, ciò che sfugge al giudizio critico è quel rapporto tra superficialità/profondità…
Infatti, quel “giornalismo letterario” m’ha ricordato l’espressione “giornalismo filosofico” attribuito a Simmel…
Un filosofo impressionista era l’altro titolo tributatogli…
Chissà, forse i nostri destini avranno molte cose in comune…
Un destino riservato a tutti i pensatori antisistematici…
Si coglie l’impressione, ma non è facile riportarla a tutta una struttura di pensiero che sta “dentro” quella impressione…
Ripeto: dentro e non dietro, poiché dietro ogni impressione ci sta soltanto un’altra impressione…
Come accade nella profondità: una moltitudine di strati superficiali…
Cosicché, non mi dispiace affatto essere “superficiale”, purché non si smarrisca il senso della stratificazione, ossia purché non ci si fermi al primo strato e si continui a vedere il secondo, il terzo…
Un po’ come accade ad un’azione in movimento: per osservarlo occorre che i suoi fotogrammi scorrano uno dopo l’altro nel flusso temporale…
La percezione del movimento dipende dallo scorrere del tempo, come la percezione della profondità dipende dalla quantità sovrapposta degli strati superficiali…
Come tanti fogli di carta velina messi l’uno sopra l’altro creano un corpo di intenso spessore…
La consistenza è data dalla percezione compatta del corpo…
Questo, se vogliamo, è uno dei limiti della rete: i post creano un effetto di superficie al quale manca il movimento della profondità…
Nel libro a stampa questo effetto di superficie è superato dallo sfogliare una pagina dopo l’altra…
Non parlo del “contenuto” della pagina scritta…
Che è un altro discorso…
Ma della densità materiale che dà possibilità di veder scorrere la stratificazione delle superfici…
I post si presentano come tanti “fotogrammi” osservati in ordine sparso…
Viene meno il movimento temporale…
Quindi viene meno la “narrazione” stratigrafica della scrittura…
Ecco, allora, che si crea un effetto di superficialità…
È come se ognuno di questi strati non riuscisse a “dialogare” con lo strato antecedente e con quello successivo…
Viene a mancare il senso della continuità…
Viene a mancare il senso della fluidità…
S’accentua il senso della frammentazione…
Le cose cominciano ad apparire slegate tra loro…
S’accentua il senso di isolamento…
Paradosso della rete, dunque…
Massimo senso della connettività…
Massima percezione del senso relato delle cose…
Risultato: massimo senso della frammentazione e del senso di isolamento…
Rete = tutto è collegato…
Rete = tutto è frammentato…
Rete = tutto è unito…
Rete = tutto è isolato…




permalink | inviato da brunocorino il 8/12/2011 alle 18:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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Ognuno di noi ha dei romanzi/racconti che sono degli amici cari con i quali ogni volta che stiamo insieme abbiamo sempre mille cose da dirci e da raccontarci  e con i quali  mai ci stanchiamo di parlare. Si sa, i veri amici non sono poi così tanti. Ecco i miei cinque più cari amici:

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Senilità, Italo Svevo

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Il rosso e il nero, Stendhal

La letttera rubata, Edgar Allan Poe

 

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